Tecnologia e media11 luglio 20267 min di lettura

Dalla sceneggiatura allo schermo: dove l'IA sta già cambiando il cinema

9n16 Redaktion

Dalla sceneggiatura allo schermo: dove l'IA sta già cambiando il cinema

Pochi temi polarizzano oggi l'industria cinematografica quanto l'intelligenza artificiale. Sui palchi delle conferenze e nei video promozionali sembra che la fabbrica di film completamente automatizzata sia ormai imminente: testo in entrata, film pronto in uscita. Chi guarda più da vicino trova però nel 2026 un quadro diverso. L'IA è entrata da tempo nelle produzioni professionali, ma in modo puntuale, in singoli reparti e per lo più con funzione di supporto. La tesi centrale di questo articolo è chiara: l'IA non sostituisce l'intero processo cinematografico, bensì modifica singole fasi di lavoro e sposta decisioni, responsabilità e potere.

Per verificarlo conviene percorrere l'intera catena produttiva, dalla prima idea fino alla distribuzione sullo schermo.

Preproduzione: testo, immagine e i limiti della macchina

All'inizio c'è il materiale narrativo. I modelli linguistici generativi possono sfornare idee, soggetti o varianti di dialogo, ma il settore ha regolato contrattualmente il loro utilizzo prima che diventasse routine. L'accordo quadro negoziato nel 2023 dal sindacato degli sceneggiatori statunitensi stabilisce che l'IA giuridicamente non è un «writer» e che il materiale prodotto dall'IA non è considerato un'opera letteraria (WGA – Artificial Intelligence). Uno studio non può quindi presentare a uno sceneggiatore una sceneggiatura generata dall'IA pagandogli soltanto un compenso di revisione; inoltre le aziende devono dichiarare se il materiale consegnato è stato generato dall'IA.

Dietro tutto ciò c'è anche un concreto problema di sfruttamento economico. L'Ufficio del copyright statunitense ha chiarito nel suo rapporto del gennaio 2025: il materiale puramente generato dall'IA non è tutelabile e i prompt da soli non offrono «un controllo sufficiente» per fondare la paternità dell'opera (U.S. Copyright Office, Part 2: Copyrightability Report). L'uso assistivo dell'IA non intacca invece la tutela di un'opera umana. Chi dunque fa generare un film senza l'impronta umana rischia di non poterlo proteggere.

Intorno al testo si collocano ulteriori funzioni di assistenza offerte sul mercato, che vanno inquadrate con cautela in base alle prove disponibili. Per la ricerca e la verifica dei fatti i modelli linguistici promettono una rapida cernita preliminare di fonti e materiale di contesto; allo stesso modo vengono commercializzati strumenti per l'analisi automatica della sceneggiatura, ad esempio su struttura, archi dei personaggi o ritmo, così come per la traduzione di trattamenti e dialoghi. In questa ricerca non risultano prove primarie solide di un impiego robusto e standardizzato di queste specifiche funzioni negli studi; vanno quindi intese come categorie di software assistivo offerte sul mercato, non come prassi comprovata, tanto più che anche qui valgono gli obblighi di trasparenza e controllo previsti dai contratti degli sceneggiatori (WGA – Artificial Intelligence).

Una troupe cinematografica discute la pianificazione al laptop durante la preparazione di una ripresa, in primo piano una cinepresa su un cavalletto.
Previz e pianificazione delle riprese: i board assistiti dall'IA forniscono proposte, ma su raccordo e linguaggio visivo decidono regia e fotografia.

Nel concept art, negli storyboard e nella previsualizzazione lo schema emerge con particolare chiarezza. Sistemi di ricerca come «CineVision», sviluppato alla Hong Kong University of Science and Technology insieme a Stanford e ad altri istituti, collegano la sceneggiatura a una previsualizzazione in tempo reale e offrono moduli per illuminazione, design dei personaggi e dei costumi (CineVision, arXiv 2025). Ma gli stessi autori ne indicano senza mezzi termini i limiti: il sistema si limita a scene di dialogo convenzionali, non gestisce il movimento dei personaggi né l'animazione dei rig, esegue il rendering solo a bassa risoluzione e fornisce immagini fisse in 2D prive dei metadati decisivi per la cinepresa, come lunghezza focale o altezza della camera. Non esiste un controllo automatico dei raccordi: gli operatori devono tradurre a mano i board in shotlist. Come bozza di idee funziona, come base di produzione finita no.

Per il casting e la pianificazione la vera svolta non passa dalla tecnica, ma dai contratti. Nel supporto al casting non è tanto un automatismo dell'IA a passare in primo piano, quanto la questione del consenso: il contratto SAG-AFTRA ratificato nel 2026 consente i cosiddetti interpreti sintetici generati dall'IA solo se offrono un «significant additional value» rispetto a un attore in carne e ossa o al suo avatar digitale, e sancisce un principio che privilegia esplicitamente le interpretazioni umane (The Hollywood Reporter, 12.05.2026). Gli iscritti hanno approvato con il 91,4 per cento (Variety, 05.06.2026). Le repliche digitali di un interprete presuppongono un «informed consent» e un compenso equo; uno sciopero sul tema dei sintetici sarà però possibile solo dal 2030. Anche nella pianificazione della produzione, dalla stesura dei piani di lavorazione al budgeting, esistono offerte di IA per l'automazione; in questa ricerca non è però dimostrabile un impiego capillare negli studi supportato da fonti primarie. Dalla ricerca virtuale delle location, cioè la selezione o la generazione assistita dall'IA di possibili set in fase di pianificazione, va tenuta rigorosamente distinta la produzione virtuale, che indica la ripresa reale nel volume LED e non costituisce una prova di una ricerca robusta dei luoghi tramite IA.

Produzione virtuale: potente, ma non è subito «IA»

Un equivoco frequente riguarda la produzione virtuale. I volumi LED, presenti in molte grandi produzioni, non sono IA generativa. La documentazione di Unreal Engine descrive gli «In-Camera VFX» come combinazione di illuminazione LED, tracking della camera in tempo reale e rendering in tempo reale, con l'obiettivo di rendere superfluo il compositing con green screen e di generare le immagini finali direttamente in camera (Unreal Engine 5.6 Documentation). Si tratta di tecnologia da motore di gioco, non di un generatore di immagini. I requisiti sono elevati: per un ambiente completamente virtuale può essere necessario un volume che avvolge fino a 270 gradi e, senza una sincronizzazione precisa, si rischiano artefatti visibili.

Per le figure digitali si è invece affermato il framework MetaHuman, che secondo Epic Games consente di creare e animare «fully rigged, photorealistic digital humans» in Unreal Engine 5, mentre il MetaHuman Animator genera animazioni facciali a partire da registrazioni video e audio (Epic Games – MetaHuman Documentation). Anche qui vale il principio: una cassetta degli attrezzi, non la pressione di un pulsante.

Postproduzione: il vero terreno del cambiamento

L'IA si spinge più lontano là dove si assume compiti singoli e chiaramente circoscritti. L'esempio più eloquente arriva dagli effetti visivi. Nel luglio 2025 Netflix ha confermato di aver usato per la prima volta effetti IA generativi in una serie originale: una scena con il crollo di un edificio nella produzione argentina «El Eternauta», realizzata dal team interno Eyeline (The Guardian, 18.07.2025). Il co-CEO Ted Sarandos ha spiegato che la sequenza è stata completata «10x faster» rispetto ai metodi classici. Questa cifra è una dichiarazione aziendale e non è stata verificata in modo indipendente; va letta come una citazione, non come un dato solido.

Altrettanto rivelatore è il film per il cinema «Here» di Robert Zemeckis. La società Metaphysic ha ringiovanito e invecchiato Tom Hanks e Robin Wright in tempo reale sul set, così che il regista potesse vedere subito il risultato su un secondo monitor (Variety, 02.11.2024). Decisivo per la tesi: nonostante l'impressionante anteprima dal vivo, Variety riferisce che i modelli sono stati addestrati su materiale concesso in licenza e che compositor e animatori umani hanno poi finalizzato le inquadrature in postproduzione. Il supervisore VFX Kevin Baillie l'ha sintetizzato così: «We ensured that artists were involved to maintain fidelity to the actors' performances». «Niente più lavoro di post» è dunque una semplificazione inammissibile.

Primo piano di una timeline di montaggio con tracce video e audio in un software professionale di postproduzione.
In post decide il team: shot, montaggio e suono supportati dall'IA vengono finalizzati da persone.

Per i procedimenti video generativi la ricerca conferma questa prudenza. Un articolo di rassegna accettato dalla rivista Transactions on Machine Learning Research riconosce ai modelli di diffusione una migliore coerenza temporale rispetto agli approcci precedenti, ma segnala ancora «significant challenges in motion consistency, computational efficiency, and ethical considerations» (Survey of Video Diffusion Models, arXiv 2504.16081).

Anche gli strumenti che ogni giorno approdano sul banco di montaggio contengono IA. Adobe vende il suo Firefly Video Model, che alimenta la funzione «Generative Extend» in Premiere Pro, come, secondo la sua stessa formulazione, «the industry's first commercially safe AI video generation model» (Adobe Newsroom, 12.02.2025). Questa affermazione sulla sicurezza giuridica è una dichiarazione del fornitore ed è inoltre in fase beta, inizialmente a 1080p.

Nel parlato e nel doppiaggio il principio dell'assistenza emerge con la massima chiarezza. Il premio Oscar «The Brutalist» ha usato l'IA vocale di Respeecher per affinare la pronuncia ungherese dei suoi protagonisti, secondo il fornitore in un processo iterativo con un consulente ungherese e cicli di feedback, senza una voce interamente generata dall'IA e senza modifiche al dialogo inglese (Respeecher – The Brutalist Case Study). Gli strumenti commerciali di doppiaggio seguono la stessa logica: la documentazione di ElevenLabs descrive trascrizione, traduzioni modificabili e clonazione della voce, ma segnala problemi di sincronizzazione e timing e annota che il Dubbing Studio è ormai in «maintenance mode» (ElevenLabs – Dubbing Studio).

Nel sound design l'assistenza arriva fino alla creazione stessa del suono: lo strumento di doppiaggio di ElevenLabs offre ad esempio la generazione di effetti sonori tramite prompt testuale, ma resta nello stesso quadro assistivo congelato sul piano della manutenzione e richiede un posizionamento manuale. Per la musica il collo di bottiglia non è tanto la qualità quanto il diritto: dal giugno 2024 l'industria musicale statunitense fa causa ai generatori Suno e Udio per l'addestramento massivo e senza licenza su registrazioni protette (RIAA, 24.06.2024).

Un'intera serie di compiti classici della postproduzione viene oggi etichettata come IA, senza che il grado di maturità sia dimostrabile in modo serio. Per l'assistenza al montaggio tramite IA, dal montaggio basato su testo alla trascrizione automatica fino ai suggerimenti per i primi montaggi, si fanno pubblicità strumenti affermati, ma al di là delle citate funzioni Adobe qui manca una solida evidenza primaria di un impiego robusto e regolare. Lo stesso vale per il rotoscoping tramite IA (lo scontorno automatico degli oggetti), il restauro e il remastering delle immagini tramite IA, così come per la traduzione automatica dei sottotitoli: esistono numerose promesse software, ma in questa ricerca nessuna prova primaria di un impiego professionale comprovato negli studi; vanno quindi trattate come categorie di strumenti offerte sul mercato, non come standard consolidato. Anche per trailer e materiali di marketing la situazione dei fatti resta cauta: Netflix ha comunicato di «sperimentare» con trailer generati dall'IA, asset visivi di marketing e ricerca in linguaggio naturale, una dichiarazione aziendale che attesta un funzionamento di prova, ma non un funzionamento regolare consolidato (Economic Times, 21.07.2025).

Poco visibile ma reale è infine l'IA nella distribuzione. Netflix descrive un «deep downscaler» neurale che migliora la qualità dell'immagine durante l'encoding ed è stato preferito nei test di preferenza da circa il 77 per cento delle persone coinvolte (Netflix Technology Blog). Non è una scelta creativa, ma infrastruttura, ed è proprio per questo un buon esempio di quanto silenziosamente l'IA operi là dove è chiaramente misurabile sul piano tecnico.

Limiti e rischi

Tre campi di tensione caratterizzano nel 2026 l'uso reale. In primo luogo la verificabilità: i dati di efficienza provengono spesso dagli studi stessi, come la cifra «10x» relativa a «El Eternauta». In secondo luogo diritti e dati: ciò che nasce in modo puramente meccanico non è tutelabile e i dati di addestramento sono impugnabili in tribunale. In terzo luogo potere e trasparenza: i contratti collettivi di SAG-AFTRA, WGA e del sindacato IATSE disciplinano consenso, protezione dalla sostituzione e retribuzione; IATSE, ad esempio, stabilisce che nessuno può essere costretto a inserire prompt in modo da soppiantare colleghe e colleghi (IATSE, 28.06.2024). La disputa su «The Brutalist» ha inoltre mostrato che non è la tecnica ad accendere il dibattito, ma la mancata trasparenza.

Conclusione

Il bilancio è netto e allo stesso tempo poco spettacolare. Nel 2026 l'IA ha un posto stabile nella produzione cinematografica, ma come strumento in singoli reparti, non come sostituto del tutto. Accelera le sequenze VFX, affina la pronuncia, trascrive materiale e ottimizza la distribuzione. Eppure ovunque contino il gusto, il raccordo, la sicurezza giuridica o un'interpretazione umana credibile, l'essere umano resta l'istanza decisiva, e i nuovi contratti lo cementano. Il vero spostamento non avviene sullo schermo, ma dietro di esso: nella questione di chi decide, chi risponde e chi viene pagato.

Punti chiave

  • Nel 2026 l'IA modifica singole fasi della produzione cinematografica, ma non sostituisce l'intero processo: gli impieghi reali sono puntuali e per lo più assistivi.
  • Applicazioni comprovate come i VFX generativi in «El Eternauta» o il de-aging in tempo reale in «Here» sono stati controllati da persone e finalizzati in postproduzione.
  • Le questioni giuridiche sono il vero collo di bottiglia: il materiale puramente generato dall'IA non è tutelabile e i dati di addestramento sono oggetto di grandi contenziosi.
  • I nuovi contratti collettivi (SAG-AFTRA 2026, WGA 2023, IATSE 2024) spostano soprattutto consenso, retribuzione e responsabilità, non il numero di persone sostituite.
  • Le promesse dei fornitori e di efficienza vanno esaminate con spirito critico; la produzione virtuale con volumi LED non è automaticamente «IA».

Fonti e approfondimenti

  1. U.S. Copyright Office – „Copyright and Artificial Intelligence, Part 2: Copyrightability Report“ (29.01.2025)
  2. Writers Guild of America – „Artificial Intelligence“ (Know Your Rights, 2023 MBA)
  3. IATSE – „2024 Summary of Basic Agreement Negotiations“ (28.06.2024)
  4. Adobe Newsroom – „Adobe Expands Generative AI Offerings Delivering New Firefly App“ (12.02.2025)
  5. Netflix Technology Blog – „For your eyes only: improving Netflix video quality with neural networks“ (14.11.2022)
  6. Unreal Engine 5.6 Documentation – „In-Camera VFX Overview in Unreal Engine“ (25.03.2025)
  7. Epic Games – „MetaHuman Documentation“ (05.06.2025)
  8. ElevenLabs Documentation – „Dubbing Studio“
  9. RIAA – „Record Companies Bring Landmark Cases for Responsible AI Against Suno and Udio“ (24.06.2024)
  10. Yimu Wang et al. (TMLR) – „Survey of Video Diffusion Models“ (arXiv:2504.16081)
  11. Zheng Wei et al. – „CineVision: An Interactive Pre-visualization Storyboard System“ (2025)
  12. Variety – „Robert Zemeckis Breaks Down the Cutting Edge Tech That Powered 'Here'“ (02.11.2024)
  13. The Guardian – „Netflix uses generative AI in show for first time“ (18.07.2025)
  14. The Hollywood Reporter – „Inside SAG-AFTRA's Four-Year Deal With Studios“ (12.05.2026)
  15. Variety – „SAG-AFTRA Members Approve Four-Year Deal With AI Terms“ (05.06.2026)
  16. Respeecher – „The Brutalist Case Study“
  17. The Economic Times – „Netflix ushers in a new creative era with generative AI debut in El Eternauta“ (21.07.2025)